Una nuova mobilità

La digitalizzazione e la ricerca sul fronte della sostenibilità guidano l’evoluzione dell’automotive.

Francesca Druidi

In uno scenario globale in crescita per il settore dell’automotive, la produzione di autovetture supera in Italia le 560mila unità nel periodo gennaio-settembre 2017, risultando in aumento del 5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016. Anche la chiusura dei primi nove mesi del 2017 rimane positiva, con una crescita tendenziale del 7,1 per cento. Più della metà dei veicoli prodotti sono destinati all’export, con una quota di unità vendute all’estero rispetto alla produzione del 55 per cento per le autovetture che sale al 64 per cento per il totale degli autoveicoli. Con Aurelio Nervo, presidente Anfia, Associazione nazionale Filiera industria automobilistica, facciamo il punto su un settore che ha di fronte a sé molte sfide da affrontare, dalla riduzione delle emissioni di CO2 alla sostenibilità fino alla connessione tra tecnologia e mobilità.

Aurelio Nervo

Aurelio Nervo

Qual è l’andamento del comparto automotive, soprattutto guardando al 2018?
«In Italia, sia la domanda interna sia l’export hanno trainato la produzione di autoveicoli, portando a oltre 1,1 milioni di unità nel 2016 (+9 per cento), dopo il superamento della soglia del milione nel 2015, con ripercussioni positive sull’intera filiera nazionale e una conferma di questo trend anche per la produzione 2017, seppur a ritmi inferiori. Difficile, oggi, fare previsioni sui futuri volumi produttivi in Italia e in Ue, condizionati dagli indirizzi della Commissione europea sui nuovi target di riduzione delle emissioni e dalle politiche nazionali, che influenzano la domanda, con un impatto sui piani produttivi delle case. Il superammortamento previsto dalla legge di Stabilità 2016 e dalla legge di Bilancio 2017, che ha contribuito alla crescita del mercato delle auto intestate alle società (+21 per cento nel 2016 e +24 per cento nei primi 10 mesi del 2017), ad esempio, non è più previsto, per le auto, nella legge di Bilancio 2018 in attesa di approvazione, e stiamo lavorando affinché venga reinserito».

L’export, con oltre 716mila autoveicoli, ha registrato una crescita del 5 per cento nel 2016, agendo da traino sulla produzione italiana, insieme alla domanda interna. Quali sono i trend del 2017? Oltre a Germania e Francia, quali sono i principali mercati di sbocco delle esportazioni nazionali e quali sono i mercati in prospettiva più promettenti?

«L’export degli autoveicoli nel primo semestre 2017 vale 12,3 miliardi di euro, in crescita del 19,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016, a conferma di un andamento positivo del mercato internazionale. Il primo paese di destinazione dell’export italiano di autoveicoli sono gli Usa, che rappresentano il 18 per cento del totale e generano un saldo positivo di 2,1 miliardi di euro, seguiti da Germania (13 per cento del totale) e Francia (12 per cento del totale). I Paesi dell’area Ue rappresentano il 55,7 per cento dell’export italiano di autoveicoli. Guardando ai Paesi extraeuropei, è previsto che il mercato dei light vehicle in Nord America resti, nel 2017-2018, al di sotto dei volumi record conseguiti nel 2016, e che Russia e Brasile vivano una fase di recupero dopo il crollo degli anni precedenti. Sono attualmente mercati di interesse per il nostro Paese, Turchia, Giappone e Cina, verso la quale l’export è in crescita anche in virtù della sempre maggiore attenzione ai veicoli a basso impatto ambientale, uno dei settori di penetrazione per la componentistica italiana».

Innovazioni tecnologiche, industria 4.0, digitalizzazione, quali sono i driver chiave di evoluzione dell’automotive?
«L’evoluzione che il settore automotive sta vivendo in questi anni, segue in Italia alcune grandi direttrici. In primo luogo, il miglioramento continuo delle tecnologie green e smart, sia quelle legate ai sistemi di propulsione a gas, grazie a una leadership mondiale consolidata, sia quelle della componentistica per il veicolo connesso e l’elettronica di bordo, capaci di fornire importanti contributi in termini di efficienza, riduzione dei consumi e sicurezza, fino alle sperimentazioni sul veicolo a guida autonoma. Parallelamente, cresce l’offerta di prodotti e servizi per la mobilità urbana: veicoli elettrici compatti, servizi innovativi nel segno della sharing economy, con il ricorso al car sharing per uso privato ma anche aziendale. Infine, oltre a impattare sul prodotto auto, l’Internet of Things sta investendo i processi industriali con una digitalizzazione degli stabilimenti e significative conseguenze sui modelli organizzativi e sull’evoluzione delle competenze della forza lavoro».