Ambizione e responsabilità

A questi comportamenti si appellano gli industriali per alimentare il processo di ripresa. Il primo per contrastare il virus, il secondo per raggiungere i target ambientali, il terzo per non rallentare sul cammino delle riforme

Giacomo Govoni

In un quadro di progressivo consolidamento dell’attività industriale trainato dalla domanda domestica, l’inizio del terzo trimestre registra una lieve flessione dello 0,7 per cento dopo il rimbalzo al +1 per cento di giugno. Un abbrivio negativo determinato dal maggior ricorso alle scorte di magazzino per evadere l’afflusso di ordini, ma soprattutto, rileva il Centro studi di Confindustria sulla base dell’indagine IHS-Markit sulle Pmi manifatturiere, dall’emergente scarsità di materie prime e componenti, che ha provocato alcune strozzature lungo le catene globali di fornitura. Specie nei settori automotive, elettronica e macchinari. «L’aumento dei prezzi delle materie prime – sottolinea Carlo Bonomi, presidente di Confindustria – ci colpisce più di altri perché ricordiamo sempre che l’Italia ha costruito la sua fortuna come industria trasformatrice, quindi importiamo tutto. È ovvio che attualmente ci siano filiere più penalizzate, però tendenzialmente si tratta di un problema che interessa un po’ tutti i settori produttivi».

 

OTTIMISMO SÌ, MA VINCOLATO ALL’OBBLIGO DEL GREEN PASS

Così come trasversali a tutti i settori e a tutti gli industriali italiani sono i timori legati a nuove restrizioni conseguenti alla diffusione della variante Delta. Una prospettiva che per il momento non ha intaccato l’ottimismo che l’indagini qualitativa condotta nella prima metà di luglio da Confindustria coglie ancora per le aspettative di medio periodo, ma che già negli esiti definitivi di agosto potrebbe evidenziare le prime crepe. «È un periodo delicato per il Paese – prosegue il leader di Viale dell’Astronomia – e non possiamo assolutamente rischiare che in autunno parta la quarta ondata o scattino nuovi lockdown. Contro le varianti e l’indice di trasmissibilità che cresce a dismisura serve grande rigore, e invece vedo comportamenti dissennati e resistenze assurde sull’obbligo di Green pass nei luoghi di lavoro o nella scuola, dove il ministro Bianchi concede addirittura il tampone gratuito ai professori che non si vogliono vaccinare». Una battaglia a favore della certificazione verde e di tutti quei protocolli che possano garantire la sicurezza dei lavoratori che il mondo industriale combatte senza mezze misure fin dalla prima ora, assumendo posizioni nette e di massima responsabilità. Vedasi quella dimostrata dalle circa 7500 imprese che nei mesi scorsi hanno aperto le loro fabbriche alle vaccinazioni, per procedere alla copertura più ampia e rapida possibile della popolazione. «Per spezzare la catena di trasmissione del virus – sostiene Bonomi – dobbiamo investire tutte le nostre risorse sulla campagna di somministrazioni. Le migliaia di aziende che lo hanno fatto finora danno la misura di come l’interesse comune rappresenti una priorità per le nostre imprese non solo per sconfiggere la pandemia, ma per accelerare la ripresa delle attività economiche, del lavoro e del reddito di tutti gli italiani».

TRANSIZIONE SOSTENIBILE, INDUSTRIA FARÀ DA LOCOMOTIVA

Contestualmente occorre che il sistema manifatturiero si ponga alla guida del processo di trasformazione richiesto dai mercati rinnovando ad esempio il proprio sostegno ai principi cardine del Green deal europeo, come avvenuto a inizio settembre a Roma nel corso dell’11esimo Business forum Confindustria–Bdi. Un incontro bilaterale nel corso del quale Bonomi e il numero uno degli industriali tedeschi hanno firmato una dichiarazione congiunta impegnandosi nella transizione verso un’economia climaticamente neutrale entro la metà del secolo. «Le imprese stanno intensificando gli sforzi per rendere i propri processi produttivi più efficienti e sostenibili – rimarca il leader di Confindustria – e per allinearli agli obiettivi europei di decarbonizzazione. Le proposte del pacchetto Fit-for-55 impongono un contributo forte delle imprese per garantire il raggiungimento degli ambiziosi traguardi ambientali, ma anche un chiaro orientamento di politica industriale. Onde evitare, come è accaduto nell’ultimo decennio, che la tecnologia per la transizione energetica venga prodotta fuori dell’Europa». Un chiaro orientamento e, soprattutto, concreto gli industriali lo chiedono infine nella gestione dei fondi del Next generation Eu, un’occasione storica che non possiamo assolutamente permetterci il lusso di fallire. «L’assegnazione di queste ingenti risorse – conclude Bonomi – ci richiama alla massima serietà nei confronti degli impegni presi verso noi stessi, verso il nostro futuro e verso l’Europa, per avviare ripresa duratura, equa e sostenibile. Abbiamo in ballo 51 azioni-obiettivo da qui alla fine dell’anno e poi riforme come fisco, concorrenza, ammortizzatori sociali, politiche attive del lavoro, previdenza. Tutte leve essenziali per rendere il Paese più moderno e inclusivo, da attivare spendendo in maniera efficiente e onesta».