Orgoglio made in Italy

Vini, distillati, liquori e aceti italiani costituiscono la punta di diamante della nostra esportazione agro-alimentare. Per questo vanno sostenuti e tutelati dall’Esecutivo con misure specifiche. A illustrarle la presidente di Federvini Micaela Pallini

Francesca Druidi

Per i vini e gli spiriti italiani il 2021 è stato un anno decisamente in salita nella prima parte, ma che poi si è ripreso e ha chiuso con trend molto positivi. In base all’Osservatorio Federvini, lanciato a fine novembre in partnership con Nomisma e Tradelab, sono emerse tendenze in crescita. Nell’export di vino italiano (periodo gennaio-settembre 2021), si sono registrati aumenti in valore del 14,7 per cento negli Stati Uniti, del 27 per cento in Russia e di ben il 47,2 per cento in Cina. Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato di destinazione per i liquori italiani e mostrano un incremento in valore del 21 per cento; bene anche Germania (+20 per cento), Regno Unito (+43 per cento) e Canada (+22 per cento). Per la grappa, che cresce sensibilmente sui maggiori mercati, i principali paesi di destinazione sono Germania (+30 per cento), Svizzera (+27 per cento), Usa (+46 per cento) e Canada (+48 per cento). Sul fronte aceto, sul principale mercato di sbocco, gli Stati Uniti, le esportazioni segnano un aumento del 24 per cento nel periodo gennaio-agosto 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020. «Sono dati che appaiono confortanti, ma che devono essere calati nel contesto più generale», spiega la presidente di Federvini Micaela Pallini.

 

Cosa si attende per il 2022?

 

«Ci troviamo di nuovo ad affrontare una preoccupante recrudescenza della pandemia che non ci fa stare affatto tranquilli dato il riaffacciarsi delle restrizioni in diverse parti del mondo. Stiamo, inoltre, subendo da troppi mesi gli effetti dei rincari delle materie prime, dell’energia e della fiammata di costi legati alla logistica internazionale. L’impatto è già sotto i nostri occhi e non possiamo ignorarlo. Fare un’ipotesi sui trend 2022 è complicato, proprio per quanto descritto sinora, ma siamo fiduciosi che nonostante le incognite, l’anno che verrà possa confermare e addirittura migliorare le nostre performance. Per farlo ci sarà bisogno che l’intero comparto, di raccordo con le istituzioni, sia coeso e pronto ad affrontare le sfide che ci attendono».

 

Quali misure sono necessarie per recuperare i livelli pre-Covid e aumentare la competitività?

 

«Le nostre imprese hanno necessità di un supporto da parte delle istituzioni: abbiamo resistito con forza e determinazione alle perdite subite per le restrizioni legate alla pandemia che hanno notevolmente limitato l’export e le vendite sul mercato interno. Ora bisogna volgere lo sguardo oltre. Auspichiamo un supporto continuativo e coerente da parte di tutto il governo al comparto dei vini, spiriti e aceti, di estrema rilevanza per l’economia nazionale con oltre 1,2 milioni di persone attive nella filiera, un mercato di oltre 25 miliardi di euro, di cui 13,2 miliardi di valore aggiunto e 340mila strutture produttive. Chiediamo un’effettiva semplificazione e sburocratizzazione, essendo ancora troppi gli orpelli burocratici che le nostre aziende devono osservare, ad esempio occorre completare la digitalizzazione degli adempimenti a carico degli operatori e mettere a sistema le informazioni già in possesso della Pa. Servono sostegni costanti all’internazionalizzazione, alla competitività, alla tutela del made in Italy a difesa delle nostre indicazioni geografiche troppe volte imitate ed evocate a sproposito, come sta accadendo nel caso della richiesta croata di registrazione della menzione tradizionale Prosek e come abbiamo più volte visto nell’impiego improprio del termine balsamico riferito all’aceto prodotto in Slovenia».

 

La stretta antialcol dell’Ue rischia di ostacolare l’accesso ai fondi di promozione orizzontale di alcuni prodotti bandiera del made in Italy, tra cui il vino. Qual è la situazione e come è necessario muoversi?

 

«La Commissione europea, a fine anno, ha approvato il piano di lavoro 2022 sulla promozione orizzontale dei diversi settori agricoli: tra i criteri con cui attribuire i punteggi ai progetti di promozione presentati saranno prese a riferimento le indicazioni contenute nell’European Beating Cancer Plan. Non è altro che un modo per disincentivare, di fatto, i progetti destinati alla promozione dei vini, dei liquori e dei distillati perché non potranno in alcun modo vedersi attribuiti i punteggi aggiuntivi. Troviamo questo approccio fuorviante e molto pericoloso. Federvini sollecita una battaglia unita e determinata del sistema Paese, mirata a costruire alleanze con gli altri Paesi mediterranei. A metà febbraio si svolgerà al Parlamento europeo l’ultima tornata parlamentare per cambiare il testo del documento della relazione sul piano europeo di lotta contro il cancro: è un’occasione che non possiamo perdere per difendere il nostro approccio di modello mediterraneo di consumo moderato e responsabile, parte di quella cultura della convivialità tutta italiana che il mondo ci riconosce».

 

 

Sostenibilità, digitalizzazione, quali saranno le principali tendenze del vino nel 2022?

 

«Federvini sostiene e incoraggia il percorso verso la sostenibilità, che diviene fondamentale alla luce della strategia From Farm to Fork della Commissione europea, che costituisce la declinazione per il settore alimentare del più ampio Green deal. Il settore dei vini, così come quello degli spiriti e degli aceti, da tempo sta lavorando con impegni concreti sulla sostenibilità ambientale: ne sono un esempio l’aumento delle superfici vitate destinate alla produzione di vini biologici, le certificazioni ottenute in materia di produzioni sostenibili, così come gli investimenti effettuati sull’efficientamento energetico sull’uso di energie da fonti proprie o acquistate sul mercato ma rinnovabili».

 

È stata nominata nel 2021 alla presidenza di Federvini. Quali sono le priorità su cui sta lavorando?

 

«La mia presidenza sarà incentrata su una maggiore proattività della Federazione nell’affrontare le sfide che attendono i nostri settori e nello sviluppare la sua assertività nei tavoli di confronto. Riteniamo che la nostra voce, da sempre contraddistinta da serietà e competenza, deve essere ascoltata e diretta a un pubblico più ampio. Bisogna mantenere molto attivo il rapporto con le istituzioni, i Ministeri che seguono più da vicino le tematiche di nostro interesse, curare costantemente i rapporti con Bruxelles e con le associazioni consorelle. Dobbiamo avere il coraggio di chiedere alle istituzioni di muoversi con tempi certi e rispondere ai quesiti in modo veloce, completo ed esaustivo. Se qualcosa abbiamo imparato in questi tempi di pandemia è che il mondo sta diventando sempre più complesso e le aziende hanno bisogno di risposte chiare e veloci. Promozione, semplificazione, investimenti digitali e difesa delle nostre denominazioni sono tra le questioni su cui attendiamo una risposta e non possiamo sempre essere in coda alle emergenze di turno. È imprescindibile poi avviare una corretta informazione ed educazione per tutelare la nostra cultura del bere consapevole. Dobbiamo lavorare per difendere la competitività delle nostre imprese e lo dobbiamo fare agendo su più fronti. Federvini vuole stimolare gli imprenditori a valorizzare i loro prodotti sia in Italia che sui mercati esteri: solo attraverso una strategia di posizionamento del valore possiamo superare, con il minor danno possibile, l’impatto della crescita dell’inflazione e scarsità di materie prime che stiamo affrontando in questo momento».