Una Lombardia più digitale

Una strategia di lungo periodo che preveda Pmi riunite in cluster, aggregazione tra più regioni e semplificazioni che favoriscano innovazione e fare impresa. La visione di Alberto Ribolla, guida degli industriali lombardi

Francesca Druidi

Lombardia, tradizionale locomotiva dell’Italia e regione capofila per innovazione tecnologica. Ruoli che non sono in discussione, ma che vanno letti e interpretati in uno scenario nazionale ancora profondamente fragile. L’ultima rilevazione di Unioncamere sull’andamento congiunturale attesta la solidità del sistema economico lombardo nel quadro dell’Eurozona, ma il tema della competitività va alimentato e sviluppato, assurgendo a priorità per tutti gli attori economici e istituzionali del territorio. «La nostra regione – ha evidenziato il numero uno degli industriali lombardi Alberto Ribolla – pur essendo tra le migliori in termini di performance, cresce meno delle altre regioni più evolute. Dobbiamo, dunque, difendere il modello lombardo e porci il problema del perché».

Quali sono, innanzitutto, le best practice del modello lombardo da salvaguardare e promuovere?

«Uno dei principali punti di forza del sistema lombardo è il settore del medium tech, la manifattura d’alta qualità. Ma è tutto il settore manifatturiero a dare segnali positivi. Le imprese manifatturiere sono tornate a crescere, quindi, anche se è ancora evidente che le Pmi crescono meno delle grandi».

Su quali elementi puntare affinché la Lombardia si confermi traino del Paese?

«La Lombardia ha compreso prima di altre regioni che per competere sul mercato globale c’è bisogno di aggregazioni e sinergie. Per questo motivo, Confindustria Lombardia è particolarmente impegnata nella diffusione del modello dei cluster: le concentrazioni settoriali e geografiche di imprese, centri di ricerca, università e organizzazioni interconnesse. I cluster sono, infatti, uno degli elementi fondanti della nostra strategia per i prossimi anni e, non a caso, siamo tra i promotori della giornata tematica sui cluster organizzata dall’Aib, intitolata “I cluster – uno strumento per favorire l’innovazione, creare network internazionali, accedere a finanziamenti pubblici, fare business e sostenere la crescita delle Pmi”, svoltasi al museo Mille Miglia di Brescia il 28 gennaio».

Ha parlato della necessità di individuare una strategia di lungo periodo per la Lombardia?

«Sì, l’intero territorio non va più inteso come somma di province e neppure come sola città metropolitana, ma come macroregione dimensionalmente ampia che compete con macroregioni all’interno di un contesto sovrannazionale e non solo europeo, e con le varie componenti economiche del territorio. Per questo motivo, Confindustria Lombardia sta seguendo con interesse la strategia portata avanti dalla Commissione europea sulle macroregioni e ha partecipato alla Stakeholder Conference sulla creazione della macroregione Alpina Eusalp tenutasi a Milano a dicembre. Anche se la frammentazione ha finora permesso di sfruttare al meglio le nostre diversificazioni, dobbiamo considerarla un limite. Viviamo un’epoca in cui la competizione avviene a livello globale tra vastissime aree e ‘megacities’, perciò non si può più immaginare di competere in maniera frammentata e anche la Lombardia, da sola, non può andare lontano».

Cosa propone?

«La sfida è la creazione, in un’ampia area geografica incentrata su Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, di un grande hub economico in grado di far da traino alle economie regionali e nazionali. Un luogo in grado di attrarre intelligenza e innovazione: idee, capitali, persone per generare lo sviluppo. E ovviamente la Lombardia deve rappresentarne il pivot».

Milano è capofila in Italia per innovazione e imprenditoria innovativa. Come si può sostenere il tessuto produttivo regionale nel perseguire il processo di innovazione?

«Sappiamo bene che la Lombardia ha nelle variegate peculiarità dei territori che la compongono, uno dei propri punti di forza. Si va dall’imprenditoria innovativa al manifatturiero, dall’industria dei servizi all’agrofood, solo per citarne alcuni. I processi di innovazione si creano investendo nella crescita “culturale” degli imprenditori, in capitale umano giovane e specializzato e in tecnologie. È poi fondamentale mettere a fattor comune le competenze. E non parlo solo di università e centri di ricerca, ma di tutto ciò che genera capacità innovativa. Ma per far sì che gli imprenditori tornino a investire e a rischiare, servono un clima di fiducia e una stabilità che possono essere favoriti soprattutto da scelte fatte dall’alto».

Politiche centrali più attente alle esigenze delle imprese.

«Serve un contesto nazionale che renda la vita più semplice agli imprenditori, nell’interesse del Paese. Troppo spesso però si va in un’altra direzione: è emblematico il caso della ‘tassa sui macchinari’ recentemente introdotta dal governo che, in sostanza, equipara dal punto di vista fiscale i macchinari imbullonati ai beni immobili. A causa di questa decisione scellerata, le aziende vedranno aumentare le rendite catastali con un conseguente incremento della base imponibile, questo a discapito delle risorse per investimenti».

Lo sviluppo tecnologico è la chiave di volta per rilanciare competitività e occupazione.

«Un recente rapporto dell’High Level group on business services prevede che i servizi innovativi (manifattura additiva, manifattura digitale e stampa 3D) avranno negli anni a venire un ruolo centrale nella re-industrializzazione dell’Europa. Questa transizione è già in atto: il mercato globale dei servizi innovativi è raddoppiato nell’ultimo decennio ed è in continua espansione: se guardiamo solo all’Europa, rappresenta un Pil di 1,5 trilioni di euro e dà lavoro a 20 milioni di persone occupate in 4 milioni di imprese. In Lombardia serve, quindi, una transizione dal manifatturiero lombardo al manifatturiero 4.0 e a tal fine la digitalizzazione delle imprese è imprescindibile».

Come si può sfruttare al meglio l’occasione offerta dall’Expo per puntare su digitalizzazione a livello di imprese ma anche di servizi e di governance?

«L’Expo identifica un’occasione unica. Per l’evento in sé, ma soprattutto per l’eredità che lascerà al territorio. Le aree dell’Expo sono state dotate di infrastrutture digitali ad alta tecnologia ed efficienza energetica, oltre che di reti interconnesse e dialoganti tra loro: sarebbe un peccato, una volta che i padiglioni avranno lasciato l’area di Rho-Pero, disperdere questo patrimonio. Sono sicuro che le migliaia di eccellenze presenti nella nostra regione saprebbero capitalizzare al meglio questo tipo di infrastrutture, generando ulteriore ricchezza a vantaggio di tutto il territorio lombardo e aree contigue. Quello che ho in mente per la destinazione futura delle aree dell’Expo si avvicina molto al Polo tecnologico proposto da Gianfelice Rocca e si concilia perfettamente con il progetto di Città Studi avanzato dalla Statale: in quell’area potrebbero convivere perfettamente, creando sinergie competitive, imprese innovative, dei servizi, del manifatturiero 4.0, start up e centri di ricerca, tutti in rete e aperti al mondo. Gli attori in campo devono essere messi nelle condizioni di poter generare innovazione e tecnologia e il dopo Expo può essere la chiave strategica per l’innovazione delle imprese e dei servizi dell’intera regione. Un progetto come questo sarebbe potenzialmente in grado di attrarre un’ingente mole di investimenti».

Ha indicato nella mancanza di politiche di investimento uno dei principali nodi critici, sia per il Paese che per la Lombardia. Invertire la tendenza è possibile?

«Invertire la tendenza non solo è possibile ma nel 2015, anche sulla scia di quel grande evento che sarà l’Esposizione Universale e di quello che ne resterà dopo, è assolutamente necessario. Ma è solo ricreando un clima di fiducia e semplificando la vita agli imprenditori che si può permettere di liberare le energie. Ci sembra di percepire che il contesto stia cambiando: abbiamo, infatti, salutato positivamente la recente pubblicazione, da parte della Regione, delle linee guida per la ‘Semplificazione e il contenimento degli oneri amministrativi alle imprese’. Bisogna però fare di più e più in fretta. C’è bisogno di fare sistema per invertire la rotta il più velocemente possibile. E la Lombardia, come spesso è accaduto negli ultimi decenni, ha il compito di indicare la via al Paese».