Le sfide da affrontare

Lo sviluppo della green economy, delle energie rinnovabili e dell’economia circolare. Prevenire il consumo e lo spreco del suolo. Tutelare il mare dalla plastica. Le priorità di azione del ministero dell’Ambiente Sergio Costa

di Francesca Druidi

Nel primo trimestre 2018, l’analisi trimestrale Enea del sistema energetico italiano rileva come le rinnovabili siano tornate a crescere (+2 per cento) grazie alla ripresa dell’idroelettrico (+11 per cento). Inoltre, le previsioni contenute nel New Energy Outlook 2018 realizzato da Bloomberg prospettano uno scenario assai promettente per il nostro Paese sul fronte delle rinnovabili: entro il 2030 le fonti di generazione eolica e solare riusciranno, infatti, a garantire il 90 per cento del fabbisogno, percentuale che salirà al 100 per cento entro il 2050. Intanto, le istituzioni europee hanno concordato di aggiornare il quadro normativo Ue al 2030 sulle energie rinnovabili: entro quella data – hanno stabilito Consiglio e Parlamento – le energie rinnovabili dovranno coprire il 32 per cento dei consumi energetici a livello Ue, con una clausola di revisione al rialzo prevista per il 2023. L’accordo fissa il target di rinnovabili nei trasporti al 14 per cento e al 3,5 per cento quello per i biofuel avanzati (cioè da residui), introducendo criteri di sostenibilità per l’impiego delle biomasse forestali. Per la prima volta, inoltre, si riconosce esplicitamente un ruolo a cittadini e comunità nell’adozione delle rinnovabili, con una chiara definizione a livello Ue di “comunità di energia rinnovabile” e di “autoconsumo”. «Finalmente – ha commentato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – i cittadini europei potranno diventare produttori di energia e questo cambierà il modello produttivo energetico, che sta già subendo dei progressi nella direzione della produzione delle energie pulite, come dimostrano i dati divulgati dall’osservatorio Fer, che vedono un incremento del 4 per cento delle nuove installazioni di fotovoltaico, eolico e idroelettrico nelle regioni italiane. Un incremento che ci impegniamo a portare avanti, rafforzando la filiera e provando a colmare le lacune degli ultimi anni per consentire alle imprese italiane di svolgere un ruolo più rilevante nella competizione internazionale con soluzioni tecnologiche innovative». Il ministro Costa prevede un incremento dei pannelli fotovoltaici per l’autoconsumo. «Ci saranno indiscutibili vantaggi per le cooperative energetiche, poiché sarà più semplice realizzare i progetti legati alle rinnovabili».

Sergio Costa

Sergio Costa, ministro dell’ambiente


Contro il consumo del suolo
Inarrestabile il consumo di suolo in Italia, che aumenta anche nel 2017: la superficie naturale si è ridotta di ulteriori 52 km quadrati mentre il 7,7 per cento del territorio italiano è coperto da cemento e asfalto, facendo segnare un valore tra i più alti in Europa. È il preoccupante quadro che emerge dal Rapporto di Ispra-Snpa sul “Consumo di Suolo in Italia 2018”. «Sono Lombardia e Veneto le regioni italiane in cui si consuma più suolo in Italia, ed è nella macroregione del Nord, includendo anche Piemonte ed Emilia Romagna, che si perde oltre la metà del territorio agricolo nazionale per trasformarlo in nuove urbanizzazioni e infrastrutture», è l’allarme lanciato da Legambiente Lombardia. Una piaga per il Paese sul quale il ministro Costa si è già espresso. «Serve una nuova legge per difendere il suolo dal consumo e dallo spreco. Partiamo dal buon lavoro fatto nella scorsa legislatura». Sul tavolo «c’è una legge che era prossima all’approvazione e che è stata guardata con positività da tutto l’arco costituzionale; non ci sono steccati quando si parla di ambiente, appartiene a tutti quanti noi. Io vorrei, ma il Parlamento poi valuterà, che fosse inserito il concetto di bilancio ecologico preventivo rispetto alle autorizzazioni che si danno per le cementificazioni o costruzioni», ha aggiunto il ministro indicando il provvedimento come una delle priorità. «Oltre a consumo di suolo zero, parliamo anche di spreco: saremo particolarmente attenti alla sua preservazione all’interno dei parchi e delle aree protette, in linea con le finalità di tutela ambientale. Sono favorevole all’acquisizione al demanio dei manufatti abusivi. Mi piacerebbe che gli oneri di urbanizzazione di questi suoli non debbano confluire nelle spese ordinarie dei Comuni. Ritengo che dobbiamo cambiare il paradigma davvero e fino in fondo».

Le priorità del Ministero
La Commissione europea ha dichiarato guerra alla plastica con una strategia che mira a ridurre i 25 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti plastici prodotti in Europa, aumentando il ricorso al riciclo e al riuso e diminuendo gli oggetti mono-uso. L’Italia intende fare la sua parte con una legge per consentire il recupero della plastica in mare, annunciata a fine giugno dal ministro Costa, in linea con le direttive comunitarie. «Non si tratta di una legge contro qualcuno – ha spiegato – inseriremo un primo step sull’economia circolare, quindi punteremo sul riuso della plastica. Gli imprenditori saranno dalla nostra parte, tutelando allo stesso tempo l’ambiente».
Fondamentale sarà il coinvolgimento dei pescatori. «Ormai il 50 per cento del loro pescato è plastica. Attualmente non lo possono nemmeno portare a terra, quindi interverremo sulla legge, la 152/2006, il codice dell’ambiente, per consentire loro di portare la plastica a terra. In questo modo potranno svolgere un servizio sociale, con il sostegno del ministero dell’Ambiente. Potranno pulire il mare senza rischiare conseguenze giuridiche e alimentando i consorzi del riciclo», ha dichiarato Costa, invitando i cittadini e le imprese a fare fronte comune al problema. Impedire il consumo del suolo e prevenire il rischio idrogeologico – sbloccando al più presto le risorse già assegnate, ma non ancora conferite alle Regioni – è una delle 6 linee programmatiche indicate da Costa. Tra le altre priorità ci sono: la lotta ai cambiamenti climatici attraverso la leva di uno sviluppo diverso, basato sulla progressiva eliminazione dei fattori inquinanti, specialmente nel settore della mobilità; la salvaguardia della natura, il contrasto alla perdita dalla biodiversità e la valorizzazione dell’acqua come bene comune. Il quarto obiettivo concerne la sicurezza del territorio, la prevenzione, il contrasto dei danni ambientali e la lotta alle terre dei fuochi presenti nel nostro Paese. Il Ministero, inoltre, punta alla riduzione, fino all’azzeramento, delle infrazioni inflitte al nostro Paese dall’Ue e alla transizione verso l’economia circolare e rifiuti zero.