Il futuro della manifattura

Le indagini congiunturali ne asseriscono lo stato di salute. Il World Manufacturing Forum di Cernobbio ne ha legittimato la rilevanza a livello globale. La manifattura lombarda ha solide possibilità di crescita, come illustra il numero uno degli industriali Alberto Ribolla, affrontando le sfide imposte dall’Industria 4.0

Francesca Druidi

Il primo trimestre 2017 restituisce il quadro di una manifattura lombarda in forte ripresa, un recupero corale che si manifesta in tutti gli indicatori coinvolgendo la quasi totalità dei settori. La produzione cresce dell’1,7 per cento rispetto al trimestre precedente per l’industria e dello 0,8 per cento per l’artigianato. Su base annua l’incremento è rispettivamente del 4,0 per cento e del 2,9 per cento. Bene la domanda interna e anche quella estera. Uno degli aspetti più interessanti è una certa omogeneità del trend di crescita che riguarda province e dimensioni di impresa. «La Lombardia manifesta, in maniera lenta ma graduale, segnali di ripresa da diverse indagini congiunturali. Nel primo trimestre del 2017, abbiamo però assistito a una crescita notevolmente più sostenuta e questo è dovuto a diversi fattori, quali il Piano del governo su Industria 4.0, agli stimoli ai consumi interni oltre che a un ritrovato clima di fiducia tra gli imprenditori», spiega il presidente degli industriali lombardi Alberto Ribolla. Il sistema Confindustria Lombardia è impegnato, insieme agli altri attori economici e istituzionali, a dettare l’agenda dell’innovazione nel settore manifatturiero, come dimostra l’appuntamento del World Manufacturing Forum di giugno. L’obiettivo è rendere la Lombardia sempre più attrattiva.

Alberto Ribolla, presidente di Confindustria Lombardia

Alberto Ribolla,
presidente di Confindustria Lombardia

Quanto di questo slancio dell’economia lombarda si deve al Piano nazionale su Industria 4.0?
«Il Piano nazionale del Governo ha senza dubbio agito da stimolo agli investimenti, oltre ad aumentare la fiducia tra gli imprenditori. Questo anche perché, dopo decenni di immobilismo e assenza di politiche industriali, il Piano nazionale su Industria 4.0 può essere considerato il primo step di un piano di politica industriale vero e proprio, al quale dovranno seguire le fasi successive. Le imprese lombarde, così come avvenuto in occasione del Piano Calenda, si faranno trovare pronte e lo sarà tutto il sistema industriale lombardo, grazie alle sempre più strette sinergie tra stakeholder. Come Confindustria Lombardia da anni siamo impegnati nella generazione di awareness, consapevolezza, aiutando le imprese ad aumentare la propria competitività in uno scenario competitivo globale in mutamento. Per ottenere questi obiettivi è fondamentale la capacità di dialogare a livello regionale, e senza dubbio in questi anni la capacità della Lombardia di fare sistema ha raggiunto livelli senza precedenti: basti guardare al lavoro di squadra svolto da Confindustria Lombardia, Regione e Politecnico di Milano nell’essere riusciti a portare dal 2018 il World Manufacturing Forum stabilmente in Lombardia, o alla crescita dei cluster regionali, ma anche alla candidatura per strappare la sede della European Medicine Farmacy ai nostri ‘concorrenti’».

Confindustria Lombardia ha, inoltre, avviato il Digital Innovation Hub regionale.
«È una piattaforma basata sulle linee guida di Confindustria e di quanto previsto dal Piano nazionale Industria 4.0 del governo, a trazione regionale ma con fondamentali antenne di raccordo territoriali. Compito del Digital Innovation Hub lombardo – creato sul modello europeo come ‘one stop shop’ – sarà quindi quello di fare da regia, essere elemento catalizzatore, dare visione strategica, oltre a coordinare e valorizzare le specificità locali, evitando così duplicazioni e sovrapposizioni a livello regionale. Tutto questo porterà la Lombardia a essere un punto di riferimento, non solo nazionale, ma globale, nel settore manifatturiero ma anche a livello economico-politico».

Cosa ne pensa della proposta di trasformare il superammortamento in un provvedimento strutturale e di inserire l’Iperammortamento anche nella prossima Legge di Stabilità?
«La seconda fase del Piano nazionale dovrà rendere ancora più strutturali le misure introdotte nella prima fase. Questo perché la rivoluzione che stiamo vivendo non è uno spot da incentivi a pioggia, bensì l’inizio di un lungo periodo di trasformazione radicale, che durerà almeno 5-8 anni, durante il quale tutte le fabbriche dovranno ripensarsi se vorranno mantenersi competitive. I provvedimenti quindi dovranno essere pensati e rinnovati in funzione del tempo necessario alle imprese per l’attuazione della rivoluzione 4.0».

La quarta rivoluzione industriale impone una riflessione seria sulla formazione e sulla qualificazione delle risorse umane, considerando le nuove competenze richieste. Come affrontare questo epocale cambiamento?
«In questa fase di transizione è importante non perdere di vista il focus sull’education. Si deve trovare un equilibrio tra l’incentivazione al cambiamento tecnologico e la generazione di competenze che possano gestire il cambiamento stesso. Ciò, a mio avviso, rappresenta un passaggio cruciale dell’intera rivoluzione 4.0. Confindustria Lombardia, in quest’ottica, ha presentato lo scorso mese ASSIST, progetto formativo sviluppato in collaborazione con Cariplo Factory. Il progetto, durato all’incirca 2 anni, ha coinvolto scuole e aziende dei nostri territori, arrivando a definire i 10 profili tecnici che saranno più richiesti dal mercato del lavoro nei prossimi anni, in ottica Industria 4.0. Questa nostra iniziativa si inserisce nel più ampio quadro di politiche sulla formazione della Regione, politiche che vanno dall’apprendistato all’alternanza scuola-lavoro, e che fanno della Lombardia un vero e proprio modello sui temi dell’education. A livello nazionale considero importante la recente proposta organica di Confindustria “Giovani, Impresa, Futuro” per l’occupabilità dei giovani: un progetto che punta su nuove politiche attive e su una nuova filiera educativa».

Come si declinerebbe?
«L’obiettivo è mettere a sistema gli strumenti di collegamento tra formazione e lavoro attraverso percorsi di natura modulare che combinino gli strumenti già previsti dall’ordinamento per realizzare un sistema veramente duale. Con l’impresa al centro. Secondo il percorso individuato da Confindustria un primo collegamento tra istruzione e lavoro può avvenire già durante la scuola secondaria superiore. I ragazzi inizierebbero il loro percorso con un anno di alternanza, per poi proseguire con un contratto di apprendistato di primo livello. Al termine di questa prima fase si aprirebbero tre possibili scenari: rimanere nell’impresa, proseguire la formazione presso un ITS o scegliendo un percorso tradizionale o una LIM – Laurea Industriale manifatturiera, oppure intraprendere un percorso di laurea triennale plus».