Fiere, un traino per l’economia

di Giacomo Govoni

Un comparto trainante della nostra economia, che «genera affari per 60 miliardi di euro, evidenziando una crescita significativa dell’incoming proveniente dall’Europa». È il ritratto sintetico che il presidente dell’Associazione esposizioni e fiere italiane Ettore Riello ha dipinto nel corso dell’evento “La forza delle fiere italiane”, tenutosi ai primi di giugno a Roma nell’ambito della Giornata mondiale delle Fiere. Nato per iniziativa di Ufi-The global association for the exhibition industry, l’appuntamento capitolino ha permesso di valutare l’impatto del sistema fieristico nazionale sulla base delle performance misurate dall’ultimo osservatorio congiunturale di Aefi.

Maurizio Martina

Ettore Riello, presidente Aefi


Quali sono gli indicatori più eloquenti che emergono dal vostro studio?
«Il settore fieristico italiano gode di buona salute. Le manifestazioni vanno bene e il nostro osservatorio del primo trimestre 2018 conferma un saldo positivo del 20 per cento per numero di manifestazioni e per numero di espositori, un +8 per cento di visitatori e una crescita del 16 per cento di superficie occupata. Vi sono però alcune problematiche che incidono sulle performance e sui bilanci delle fiere, imputabili principalmente a una normativa ancora non definita relativamente all’Imu sugli immobili fieristici. Come Aefi non vogliamo trattamenti privilegiati, ma continuiamo a chiedere una tassazione più equa per i padiglioni fieristici, calcolando i giorni effettivamente utilizzati per le esposizioni e non trattati come strutture commerciali o capannoni industriali attivi 365 l’anno».

Analizzando i dati, quali sono i settori produttivi del made in Italy per i quali la fiera resta lo strumento principe per farsi conoscere dai buyer e dai consumatori?
«Per il 75 per cento delle imprese italiane le fiere rappresentano l’unico strumento di promozione per accrescere il proprio business e il veicolo, a costi contenuti, per raggiungere i mercati esteri, soprattutto quelli lontani e culturalmente diversi. In merito ai settori produttivi, analizzando il calendario fieristico nazionale 2018 si nota che le 209 fiere internazionali sono concentrate principalmente nel tessile-abbigliamento-moda, sport-hobby-intrattenimento-arte, gioielli-orologi-accessori e food-bevande-ospitalità».

Ad aprile avete rinnovato la vostra partnership con Ice per supportare il processo di internazionalizzazione degli enti fieristici italiani nel biennio 2018-2019. In quali attività concrete si traduce questo accordo?
«Anche per il biennio in corso, l’accordo prevede iniziative per presentare l’offerta fieristica italiana sia a operatori selezionati che a delegazioni estere e ad attività di rappresentanza finalizzate al reclutamento di espositori esteri ai saloni italiani. Nei primi quattro anni abbiamo organizzato oltre 250 iniziative, rivolte in particolare ai mercati asiatici – Cina, Corea, Giappone e Iran – a Usa, Russia e alcuni Paesi africani. Grazie all’intesa i nostri associati potranno contare su analisi ad hoc per attrarre espositori e visitatori alle manifestazioni in Italia e per valutare la possibilità di esportazione di format fieristici consolidati. Nel biennio 2016-2017, 13 associati Aefi hanno usufruito dei vantaggi dell’accordo, realizzando incontri con operatori e attività mirate per penetrare i mercati strategici con i propri prodotti».

Sul fronte istituzionale, cosa occorre fare per rilanciare ulteriormente il ruolo delle fiere come volano dell’economia nazionale?

«Alcuni interventi del governo sono stati molto utili per il settore, ad esempio il piano straordinario per il made in Italy ha dato un grande sostegno all’internazionalizzazione delle nostre fiere. Siamo soddisfatti per la sua riconferma per il 2018 e fiduciosi che possa diventare strutturale. Come Aefi continueremo a richiamare l’attenzione delle istituzioni affinché venga compreso il ruolo delle fiere quale leva di politica industriale come avviene in altri Paesi. Le nostre fiere danno origine al 50 per cento dell’export delle imprese italiane che vi partecipano e dovrebbero essere considerate un investimento per promuovere il made in Italy nel mondo. Abbiamo già inviato richiesta di incontro al nuovo Governo che mi auguro valorizzi le fiere anche per il grande supporto che danno al rilancio dei territori».