Fico, una storia italiana

Oscar Farinetti accende le luci sul progetto che farà conoscere la grande qualità del cibo italiano.

di Francesca Druidi

Un parco tematico che assurge a vetrina dell’eccellenza enogastronomica e agricola dell’Italia. Uno straordinario progetto di educazione alimentare, che non dimentica il gusto e l’intrattenimento. Tutto questo è Fico Eataly World, frutto della collaborazione tra pubblico, privato e mondo cooperativo, che animerà dal 15 novembre gli spazi del Caab (Centro agroalimentare di Bologna), un tempo occupati dal vecchio mercato ortofrutticolo. Fico offrirà a famiglie, bambini, appassionati – italiani e stranieri – un assaggio dei migliori ingredienti che, attraverso le conoscenze e il saper fare degli italiani, hanno saputo tradursi in un’enorme ricchezza di piatti, bevande, ricette e lavorazioni. Per scoprire l’agricoltura, saranno a disposizione due ettari di campi e stalle con più di 200 animali e 2000 cultivar. Negli 80mila mq coperti si vedranno all’opera 40 fabbriche, dove prendono forma i prodotti simbolo del made in Italy a tavola, tra cui il prosciutto di Parma, il Parmigiano Reggiano, il vino, l’olio, il pomodoro. A svelarci qualcosa in più di Fico è il suo presidente onorario, il fondatore di Eataly Oscar Farinetti.

Oscar Farinetti, fondatore di Eataly

Oscar Farinetti,
fondatore di Eataly


Manca poco all’apertura di Fabbrica italiana contadina, il cui ingresso sarà gratuito. Cosa dobbiamo attenderci?
«Fico sarà un luogo immenso e incantevole, pieno di curiosità e opportunità di divertirsi e imparare. Chi verrà a Fico potrà meravigliarsi della nostra filiera dell’agroalimentare e capirà quanto il sistema Italia sia unico al mondo. A Fico ci sono più di 45 luoghi di ristoro, dove poter provare le principali ricette della cucina italiana, tra innovazione e tradizione. Sono 100mila i metri quadri da esplorare: uno spazio enorme che può ospitare eventi aziendali come conferenze, meeting e team building e spazi polifunzionali per accogliere incontri tematici legati al cibo. Le botteghe artigianali tradizionali sono più di 100: qui si possono degustare i prodotti realizzati in laboratorio, comprarli e partecipare al racconto del produttore».

Cosa potrà fare nel concreto un visitatore a Fico?
«Prima di tutto potrà vivere l’esperienza della narrazione. Siamo il Paese più bravo al mondo a fare le cose con le mani e tra i meno bravi a raccontarlo. Attraverso la narrazione, il visitatore potrà compiere un viaggio incredibile e unico nel suo genere in cui i temi dell’educazione alimentare saranno totalmente integrati tra mercato, ristorazione e didattica. L’offerta sarà ampia e segmentata per appagare la ricerca di sapere di adulti, ragazzi e bambini. Attraverso sei giostre educative e multimediali racconteremo sei fantastiche storie sul legame ancestrale tra l’uomo e il fuoco, l’uomo e la terra, l’uomo e la birra – il vino – l’olio, l’uomo e il mare, l’uomo e gli animali, l’uomo e il futuro».

Dal ‘campo alla forchetta’. Quale sarà il percorso da seguire, dagli spazi per allevamenti e coltivazioni passando alle fabbriche per la trasformazione delle eccellenze made in Italy?
«Non c’è un unico percorso possibile, ma tante possibilità e ciascuno deciderà come confezionare la propria personale visita, basandosi sulle suggestioni che più avrà desiderio di cogliere e sulle materie che più vorrà approfondire. L’amante della pasta potrà apprendere la storia del grano, vederlo coltivato e macinato, fare un corso per imparare come lavorarlo e naturalmente assaggiarlo cucinato dai nostri chef e portarlo a casa acquistato in bottega. Si potranno svolgere visite in autonomia oppure visite guidate di tutte le 40 fabbriche e campi presenti nei 100mila mq. I visitatori potranno godere dei 45 luoghi di ristoro, delle giostre, del cinema, del teatro e utilizzare il centro congressi da mille posti. Si potrà visitare Fico cento volte e vivere cento esperienze sempre diverse».

In che modo si declinerà l’attività di educazione alimentare e ambientale all’interno di Fico?
«Questo importante compito è stato affidato alla Fondazione Fico che si definisce una palestra di educazione sensoriale al cibo e alla biodiversità e si occuperà di lavorare su tre aree: formazione e didattica per la scuola, ricerca scientifica, promozione e comunicazione. A Fondazione Fico si sono uniti alcuni dei più importanti atenei e istituzioni nazionali di ricerca sul cibo: l’Università Alma Mater Studiorum di Bologna, l’Università di Trento, l’Università Suor Orsola Benincasa, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e il Future Food Institute. Insieme faranno un lavoro eccezionale».

Non c’è il rischio che il visitatore sia interessato in prevalenza alle proposte di ristorazione?
«I rischi ci sono sempre, ma fanno parte del mestiere dell’imprenditore. Solo chi non intraprende non ha rischi. In ogni caso, a Fico tutti potranno capire quanto sia meraviglioso godere e divertirsi, usando la testa».

Biodiversità, lotta agli sprechi. Quali le linee guida del Parco?
«Intanto abbiamo un edificio con 4mila pannelli solari. Un edificio passivo favoloso che servirà da esempio a tanti altri che verranno. Poi Fico si impegna a fare il minor quantitativo possibile di rifiuti e il 100 per cento di raccolta differenziata. Differenziare i rifiuti e crearne così zero “indifferenziati” è la via scelta anche dai tre negozi Eataly più grandi, ossia quelli di Torino, Milano e Roma. Una sfida grandissima nella quale vogliamo sentirci tutti impegnati. Pensare che il cartone possa tornare cartone, il vetro ritorni a essere vetro, l’organico diventare humus e concime e la plastica trasformarsi, ad esempio, nei carrelli per la spesa e che tutto il poco ma necessario usa e getta sia realizzato in MaterBi, mi fa credere che siamo sulla buona strada».