Educare al bello

Il Salone del Mobile, un brand da valorizzare e preservare, facendo leva sulle capacità delle aziende italiane di emozionare il pubblico.

di Francesca Druidi

La 56 a edizione del Salone del Mobile è andata in archivio con un bilancio positivo e più che soddisfacente. «I numeri parlano da soli: 343.602 presenze in 6 giorni provenienti da 165 Paesi, un bel 10 per cento in più rispetto all’edizione 2015 con le stesse biennali. Numeri che confermano un trend positivo percepito fin dal primo giorno in tutti i padiglioni, da quelli del Salone del Mobile a quelli delle due biennali, Euroluce e Workplace3.0», racconta il presidente e proprietario di Kartell Claudio Luti, tornato a marzo alla guida del Salone, che ormai è ben più di una fiera. «È stato un momento unico in cui cultura e sistema industriale si sono fatti punto di riferimento internazionale e specchio di un’Italia virtuosa che funziona». Il conto alla rovescia per l’edizione 2018, in programma dal 17 al 22 aprile, è già iniziato.

Claudio Luti

Claudio Luti


La dimensione esperienziale e di storytelling offerta dal Salone e dal Fuorisalone di Milano avranno sempre più importanza strategica per lo status della manifestazione?
«Sono convinto che sia fondamentale porre “al centro” del nostro operato il pubblico: il Salone del Mobile non deve essere solo un luogo dove esporre e osservare i prodotti ma uno spazio dove pensare, che faccia pensare, che sorprenda e stimoli, un luogo vivo e da vivere, che non metta semplicemente il visitatore di fronte al design, ma che gli permetta di girarci intorno e magari anche dentro. È assolutamente necessario passare dall’idea di Salone quale “collettore di oggetti” e “luogo di contemplazione” alla concezione di uno spazio come “organismo interattivo”. Ogni padiglione, ogni stand e ogni oggetto devono diventare “trasmettitori di senso e significato”: per ottenere questo effetto diventa fondamentale utilizzare tecniche di storytelling che diano vita a molteplici dimensioni esperienziali, da quella ricreativa e socializzante a quella educativa, da quella estetica e celebrativa a quella emozionante. È ciò che il Salone del Mobile fa da sempre con i suoi eventi collaterali. Oggi non possiamo più pensare al Salone solo come una fiera, che pure deve mantenere la sua funzione commerciale, ma il mercato ci chiede e ci impone di tenere alto lo sguardo verso le rappresentazioni di eventi esperienziali che trasmettano emozioni e facciano un po’ sognare, lasciando indelebile la memoria di un momento, di un oggetto, di un incontro, anche di un business».

Quali gli obiettivi che si propone in questo suo ritorno alla guida del Salone?
«Sono molto onorato e orgoglioso di essere tornato a occuparmi del Salone, perché ritengo sia molto importante poter lavorare per rafforzare sempre di più il valore di questo nostro brand. Credo nel Salone del Mobile e nel suo valore strategico per Milano. Sarà per me fondamentale preservare la centralità di Milano quale polo mondiale della cultura del design e del progetto e continuare a catalizzare l’attenzione non solo di architetti, designer e operatori commerciali, ma anche di stakeholder e trend setter internazionali. Per questo, penso che le parole chiave per guardare al futuro siano innovazione e qualità. Ci sono ancora molti spazi per crescere e la competizione è forte. Il Salone del Mobile è la rassegna dell’arredo più visitata e apprezzata internazionalmente: un primato che non vogliamo perdere ma che è sotto assedio in una vera “guerra commerciale” per il moltiplicarsi delle design week. Il Salone deve essere un punto di riferimento e di attrazione per il più vasto numero di persone che da tutto il mondo vengono a Milano. Per questo, il nostro impegno si dovrà concentrare nel rafforzamento e nella valorizzazione del Salone, puntando sulla capacità delle nostre aziende non solo di offrire prodotti al mercato, ma creare emozioni con presentazioni e progetti innovativi, con pensieri e contributi culturali capaci di rendere la settimana del Salone un momento di confronto su diversi livelli».

Manifattura 4.0 e designer emergenti sono stati due ingredienti del Salone 2017. Innovazione tecnologica, valorizzazione della creatività, sostenibilità, quali direttrici reputa fondamentali nel settore del design e dell’arredo?
«Dobbiamo scommettere certamente sull’innovazione tecnologica che diventa anche sostenibilità e non può che fondarsi sulla creatività. La particolarità della nostra filiera produttiva risiede proprio, da sempre, nel saper far lavorare insieme l’imprenditore e il designer, in un dialogo produttivo. Fare sistema è stato e sarà fondamentale per il settore dell’arredo e del design made in Italy. Per vincere occorre essere tutti insieme. Le aziende devono innovare sul prodotto, sul processo produttivo, sulla comunicazione e sulla distribuzione. Bisogna presidiare i territori di distribuzione: non basta più fare un ottimo prodotto e offrire un ottimo servizio: per avere successo un’azienda di design deve avere non solo un progetto di prodotto, ma anche un progetto distributivo. Il Salone del Mobile è internazionale, ma vorrei diventasse globale. La globalizzazione è una grande opportunità per chi ha un brand e valori da trasmettere. Questo non significa adattare i prodotti, ma esportarli perché noi aziende italiane siamo ambasciatori della qualità e dello stile ed educatori al bello. È grazie a quest’atteggiamento che le nostre aziende sono sul mercato con proposte sempre nuove, credibili, certamente creative ma funzionali. È questo il saper fare italiano che gli altri Paesi ci invidiano e che ci permette di realizzare ciò che altrove si pensa sia impossibile».

Il legno-arredo italiano prosegue la sua crescita anche nei primi tre mesi del 2017 registrando un incremento dell’export del 5 per cento. I mercati che hanno maggiormente trainato i risultati sono Russia e Cina, paesi dove non a caso si svolgono i saloni internazionali del Salone del Mobile. Quali sono le prospettive del comparto per il resto del 2017 sul fronte nazionale e soprattutto internazionale?
«La ripresa del mercato interno e la crescita di quello internazionale rappresentano un segnale molto positivo e incoraggiante per tutto il settore. Le esportazioni sono il vero motore della ripresa e l’obiettivo è crescere sempre di più: in primis, in Cina, un mercato in grande sviluppo. Il Salone del Mobile di Shanghai, che si terrà a novembre, sarà fondamentale. A ottobre saremo invece in Russia, con la 13a edizione dei Saloni WorldWide Moscow con 300 aziende».