Edilizia, idee per lo sviluppo

Sbloccare il settore dei lavori pubblici, semplificare le procedure, favorire la sostituzione edilizia e la rigenerazione urbana. Le strade per far ripartire il settore italiano delle costruzioni

di Francesca Druidi

Ancora una volta è rimandato l’appuntamento con l’effettiva risalita del settore edile. A gennaio la previsione era di una crescita degli investimenti in costruzioni dello 0,8 per cento per il 2017, oggi la stima è solo di +0,2 per cento. Lo evidenzia l’Osservatorio congiunturale di Ance (Associazione nazionale costruttori edili), presentato lo scorso luglio. Complessivamente, nei primi cinque mesi del 2017 la produzione ha registrato un calo dello 0,3 per cento. A tenere è il settore della riqualificazione, che rappresenta ormai quasi il 40 per cento degli investimenti complessivi in costruzioni. Il 2018 potrebbe essere l’anno di svolta: sulla base delle misure della legge di bilancio 2017, le stime sono di un aumento degli investimenti in costruzioni dell’1,5 per cento. Se i bonus fiscali avranno un ruolo decisivo, altrettanto importante sarà ridurre gli adempimenti burocratici e riuscire e a spendere le risorse in infrastrutture. A commentare lo scenario è il numero uno di Ance Giuliano Campana, che ha sottolineato anche la competitività delle imprese italiane del comparto sui mercati internazionali.

Giuliano Campana

Giuliano Campana


Qual è lo scenario attuale? E quali sono i margini per una ripresa più solida nel corso del 2018?
«Il nostro settore è ancora in grossa crisi. Non si è ancora ripreso, a dispetto delle previsioni di miglioramento. Anche l’occupazione stenta a ripartire e io stesso riscontro ancora forti criticità in questo senso operando tutti i giorni “sul campo”. Unico segnale positivo viene dal mercato immobiliare, dove si registra un maggiore interesse all’acquisto di abitazioni nuove, che ci auguriamo possa trasformarsi in un trend solido. Per quanto riguarda le previsioni, se la politica non ci dà una mano con interventi legislativi specifici, difficilmente il nostro comparto ripartirà. Sento da sempre parlare di snellimento della burocrazia, ma la situazione mi pare addirittura in peggioramento. Un traino per far ripartire l’edilizia può essere rappresentato dalla riqualificazione dei centri urbani e dalla messa in sicurezza dei fabbricati».

Ance ha tenuto recentemente un convegno su “Ecobonus e Sismabonus”, gli incentivi per la riqualificazione energetica e sismica.
«Sì, è stata un’occasione importante perché questi strumenti possono davvero costituire una chiave di volta per la ripartenza del settore, rimettendo in sicurezza il nostro patrimonio immobiliare ormai obsoleto. Oggi a fare la differenza è la qualità, occorre costruire in classe A, A+, B ed è questo il nostro obiettivo come associazione. Con questo convegno mi auguro che, sotto la nostra spinta, si riesca a rendere sempre più applicabili gli incentivi, tra cui l’ecobonus per i condomini che rappresentano una fetta consistente degli edifici italiani. Queste misure mi fanno guardare con maggiore positività al futuro del settore».

Cosa si attende Ance da una leva come il sismabonus, i cui effetti si vedranno però solo a partire dai prossimi anni. Come si può cogliere al meglio questa scommessa?
«Individuando gli strumenti per finanziare le detrazioni per gli interventi di ristrutturazione, che devono così essere resi accessibili alla più ampia platea di soggetti. Proprio con questo obiettivo Ance ha siglato un accordo con Deloitte per l’avvio di una piattaforma nella quale cittadini e imprese potranno cedere i propri crediti fiscali derivanti da interventi di messa in sicurezza ed efficientamento energetico degli edifici. Anche altre società sono e saranno interessate a mettere a disposizione strumenti utili che possano risolvere il problema di liquidità dei condomini e delle imprese, facilitando l’intervento del sistema bancario e garantendo sicurezza agli investitori interessati all’acquisto dei crediti d’imposta. Senza questo tipo di intervento, è difficile che il sismabonus possa sortire gli effetti sperati. Ci sono poi altre due questioni».

Quali?
«Una è la riduzione della burocrazia, affinché anche il sismabonus possa correre più veloce, e poi bisogna smettere di parlare di emergenza per concentrarsi seriamente sulla prevenzione, nell’interesse dei cittadini che comunque devono essere più consapevoli e partecipi. Tutti i proprietari di abitazioni devono far fare un controllo accurato agli edifici per verificarne le condizioni e accertarsi dell’eventuale presenza di rischi e problemi».

La mancata ripresa del settore delle costruzioni è frutto del blocco delle opere pubbliche. Quali sono i fattori che contribuiscono allo stallo e come uscirne?
«Le risorse ci sono, ma restano incagliate in mille ostacoli burocratici che rallentano, se non bloccano, la capacità di spesa delle pubbliche amministrazioni. E poi c’è la riforma del codice degli appalti che non decolla. Basti pensare che delle 60 linee guida del codice, ne sono state approvate solo 15. Due pilastri fondanti, in ottica anticorruzione, quali l’albo degli enti appaltanti e l’elenco dei commissari di gara, non sono operativi. A causa di questa inefficienza si manifesta sempre più la voglia di derogare all’applicazione del Codice, ogniqualvolta si deve far fronte a eventi straordinari che impongono tempi perentori per la realizzazione delle opere. Occorre rimettere mano a tutta la normativa, se non si vuole rischiare la paralisi».

Per molte imprese del settore delle costruzioni l’estero rappresenta sempre più l’orizzonte percorso e percorribile. Quali sono le prospettive di internazionalizzazione?
«Sono soprattutto le grandi imprese che hanno le possibilità – e la struttura – per poter andare all’estero. Per queste aziende, e per le realtà piccole e medie che le affiancano, ad esempio nelle forniture, si tratta di un’opportunità di mercato importante. E le imprese italiane si stanno facendo valere, e molto, oltre confine aumentando giro d’affari e fatturato. È una fonte d’orgoglio e di soddisfazione nazionale vedere le nostre aziende impegnate in progetti ambiziosi in tutti gli angoli del mondo».