Avvicinarsi alla vetta

Alla scoperta dei tesori della Valle d’Aosta, dalle sue cime agli itinerari più incontaminati, con uno dei volti più noti e apprezzati dell’alpinismo italiano e non solo, Hervé Barmasse. L’amato Cervino, le valli meno battute dal turismo, l’emozione di stare ad alta quota.

di Francesca Druidi

Cresciuto ai piedi del Cervino, figlio, nipote e pronipote di guide alpine, la montagna pulsa nel Dna di Hervé Barmasse, ex promessa dello sci e oggi uno degli scalatori più forti al mondo. Erede di quei valori dell’alpinismo classico che dopo Reinhold Messner sembravano essere ormai venuti meno, Hervé (ospite fisso anche nella nuova edizione di Kilimangiaro su Rai3) ama trasmettere e comunicare la cultura della natura e della montagna. Attraverso il suo sguardo, scopriamo qualcosa di più del suo paese, Valtournenche, e della Valle d’Aosta.

Carlo Petrini

Hervé Barmasse


Alcune delle sue imprese sono proprio legate alla montagna di casa, la “Gran Becca”. Come apprezzarla al meglio, anche da semplice visitatore?
«Per me il Cervino è qualcosa di più di una montagna. È stato come un fratello maggiore che mi ha accompagnato in tutto il mio percorso di vita. Sul Cervino ho imparato a muovermi come alpinista, ho fatto qui le prime esperienze per poi portarle in giro per il mondo attraverso le mie spedizioni. Una montagna anche scuola, quindi. Il suo fascino unico al mondo, la bellezza di questa piramide perfetta, la rendono speciale agli occhi di tutti, anche a chi probabilmente non avrà mai l’occasione di scalare la più semplice via normale. Il consiglio, anche per chi non scala, è quello di recarsi alla base di questa montagna e ammirarne lo spettacolo. La guida francese Gaston Rébuffat scrisse che nessuno di fronte al Cervino rimane indifferente. È una montagna che entra, penetra in modo emozionale nel cuore».

Meglio il versante svizzero o quello italiano, giusto per non entrare in competizione?
«Le montagne non appartengono a uno Stato o all’altro, appartengono alle persone che le scalano e se ne innamorano. Il mio consiglio è fare un giro attorno alla montagna: delle quattro pareti in realtà ce ne sono solo tre visibili passando da Breuil-Cervinia a Zermatt. La parete ovest rimane nascosta, per cui si è obbligati a un’escursione per poterla ammirare. Il Cervino è una montagna molto bella e differente da qualsiasi lato e punto di vista la si guardi».

I panorami della Valle d’Aosta hanno come sfondo le montagne più imponenti delle Alpi. Quale itinerario consiglierebbe?
«Per chi vuole fare alta montagna e avvicinarsi all’esperienza sopra i 4000 m, consiglio sempre di cimentarsi in un’escursione facile sulla vetta del Breithorn, che fa già parte del Massiccio del Monte Rosa. È una gita dove non servono capacità tecniche, ma che permette di avvicinarsi all’ambiente dell’alta quota, con i grandi ghiacciai e il profilo enorme delle vette. Sul Monte Rosa sembra quasi di trovarsi sull’Himalaya come dimensione delle montagne e c’è un colpo d’occhio anche sul Cervino. Dopo questa prima esperienza, se ne possono fare altre di avvicinamento, ad esempio in Valle d’Aosta è molto bello andare sul Gran Paradiso, non solo perché entriamo in un Parco ma perché di nuovo è una montagna che ti porta a 4000 metri. Le difficoltà tecniche sono simili a quelle del Breithorn, ma la gita è più lunga e prevede obbligatoriamente il pernottamento in rifugio. Per chi vuole spingersi oltre c’è il Monte Bianco e poi il Cervino, che rimane – passando per la via normale – uno dei percorsi più difficili. Normalmente, gli alpinisti che scalano tutte le 82 vette delle Alpi oltre i 4000 metri di altezza tengono per ultimo il Cervino. L’unicità della sua fisionomia è confermata dal fatto che, caso unico al mondo, il suo nome è usato per descrivere altre montagne del mondo: il Cervino della Patagonia è il Fitz Roy, il Cervino del Pakistan è il K2 o il Masherbrum».

Nel resto della regione, c’è un luogo in cui ama ritornare?
«Ci sono delle valli che mi attraggono ancora, per quanto ormai le conosca da anni, perché più selvagge e meno turistiche, senza grandi stazioni sciistiche o strutture ricettive. Tra queste, Valle di Champorcher, Val di Rhêmes, Valgrisenche, luoghi unici, i cui abitanti conducono un’esistenza ancora fortemente scandita dai ritmi della montagna. Sono valli che soprattutto mantengono un’affascinante asprezza. Champorcher è la valle del Re, perché fu meta prediletta di Vittorio Emanuele II, che a Dondena possedeva la riserva reale di caccia. La Val di Rhêmes è una meta imperdibile d’inverno per gli appassionati di sci di fondo: percorrere questa valle sulla pista offre panorami di intensa bellezza».